L’editoriale di Paolo Mieli, apparso ieri sul Corriere della Sera, ha un significato importante. Dal momento che "spiega" il Partito Democratico secondo i "desiderata" delle alte sfere del mondo economico italiano. E quel che sembra più grave, è che il nascente Partito Democratico rischia di incamminarsi lungo questa strada.
Secondo Mieli, dovrà somigliare al Democrat Party americano e soprattutto essere guidato da “un capo certo e carismatico” . E soprattutto scegliere decisamente “il modello americano”. Per sciogliere, finalmente, il nodo della famose “riforme liberali” (leggi: neoliberiste). Un uomo di sinistra può riconoscersi in un partito del genere? Pensiamo di no. Per quattro ragioni.
In primo luogo, il Democrat Party, nella versione clintoniana e postclintoniana, non ha praticamente nulla di riformista in senso socialdemocratico (welfare + intervento pubblico).
In secondo luogo, l’accenno al capo carismatico, che può avere un fondamento sul piano di un maggiore decisionismo politico, indica invece un grave appiattimento sulla cosiddetta pubblipolitica. Dove il “capo” deve avere lo stesso appeal di un qualsiasi prodotto commerciale.
In terzo luogo, non bastano le campagne in favore dei diritti civili e della laicità dello stato, per definirsi di sinistra. Si pensi, ad esempio, ai radicali italiani, liberisti in economia e progressisti negli altri campi. In realtà, il mercato, da solo, non redistribuisce, ricchezza, anzi spesso moltiplica le diseguaglianze sociali. Di qui la necessità dell’intervento pubblico, per favorire una migliore redistribuzione del prodotto sociale, attraverso la leva fiscale e la creazione di infrastrutture sociali e servizi pubblici, accessibili a tutti.
In quarto luogo, scorgere nel modello americano, un punto di arrivo, significa aderire alla famigerata (e contestata) teoria di Fukuyama, sulla fine della storia. Una dottrina, a dir poco conservatrice e decisamente filoamericana (almeno nella sua formulazione originaria).
Su queste basi, il Partito Democratico potrà incontrare il favore del mondo economico e finanziario (neoliberista e filoamericano), ma non quello dell’ “elettore medio” di sinistra, rimasto legato alle tradizioni socialiste e comuniste. O comunque, del riformismo sociale vero. Quel riformismo, che alimentò idealmente, anche se confusamente, il Primo Centrosinistra, per poi dissolversi negli anni Settanta e Ottanta.
Mieli spera che gli italiani “abbocchino”, e che quando sarà, corrano a votare in massa il Partito Democratico. Non ne siamo assolutamente convinti: il Partito Democratico, una volta nato, frammenterà ancora di più l’offerta politica a sinistra.
Resta infine un grande problema. Esiste ancora (o addirittura è mai esistita in Italia) una sinistra riformista in senso classico (socialdemocratica)? Capace di coniugare welfare, diritti civili, e intervento pubblico? Il problema non è secondario e merita di essere affrontato, soprattutto a sinistra. Perché, per contrasto, a causa delle sue future divisioni, potrebbero aprirsi spazi crescenti per una destra sociale o welfarista…
Secondo Mieli, dovrà somigliare al Democrat Party americano e soprattutto essere guidato da “un capo certo e carismatico” . E soprattutto scegliere decisamente “il modello americano”. Per sciogliere, finalmente, il nodo della famose “riforme liberali” (leggi: neoliberiste). Un uomo di sinistra può riconoscersi in un partito del genere? Pensiamo di no. Per quattro ragioni.
In primo luogo, il Democrat Party, nella versione clintoniana e postclintoniana, non ha praticamente nulla di riformista in senso socialdemocratico (welfare + intervento pubblico).
In secondo luogo, l’accenno al capo carismatico, che può avere un fondamento sul piano di un maggiore decisionismo politico, indica invece un grave appiattimento sulla cosiddetta pubblipolitica. Dove il “capo” deve avere lo stesso appeal di un qualsiasi prodotto commerciale.
In terzo luogo, non bastano le campagne in favore dei diritti civili e della laicità dello stato, per definirsi di sinistra. Si pensi, ad esempio, ai radicali italiani, liberisti in economia e progressisti negli altri campi. In realtà, il mercato, da solo, non redistribuisce, ricchezza, anzi spesso moltiplica le diseguaglianze sociali. Di qui la necessità dell’intervento pubblico, per favorire una migliore redistribuzione del prodotto sociale, attraverso la leva fiscale e la creazione di infrastrutture sociali e servizi pubblici, accessibili a tutti.
In quarto luogo, scorgere nel modello americano, un punto di arrivo, significa aderire alla famigerata (e contestata) teoria di Fukuyama, sulla fine della storia. Una dottrina, a dir poco conservatrice e decisamente filoamericana (almeno nella sua formulazione originaria).
Su queste basi, il Partito Democratico potrà incontrare il favore del mondo economico e finanziario (neoliberista e filoamericano), ma non quello dell’ “elettore medio” di sinistra, rimasto legato alle tradizioni socialiste e comuniste. O comunque, del riformismo sociale vero. Quel riformismo, che alimentò idealmente, anche se confusamente, il Primo Centrosinistra, per poi dissolversi negli anni Settanta e Ottanta.
Mieli spera che gli italiani “abbocchino”, e che quando sarà, corrano a votare in massa il Partito Democratico. Non ne siamo assolutamente convinti: il Partito Democratico, una volta nato, frammenterà ancora di più l’offerta politica a sinistra.
Resta infine un grande problema. Esiste ancora (o addirittura è mai esistita in Italia) una sinistra riformista in senso classico (socialdemocratica)? Capace di coniugare welfare, diritti civili, e intervento pubblico? Il problema non è secondario e merita di essere affrontato, soprattutto a sinistra. Perché, per contrasto, a causa delle sue future divisioni, potrebbero aprirsi spazi crescenti per una destra sociale o welfarista…
15 commenti:
ma dopo quanto si è visto ieri a Firenze (ndr Berlusconi ha partecipato al congresso dei Ds...)
esiste ancora contrapposizione destra e sinistra? per chi voterà l'elettore socialista/comunista ?
per chi volesse approfondire la teoria di Fukuyama
http://it.wikipedia.org/wiki/
Francis_Fukuyama
Carlo sono d'accordo con te "Esiste ancora (o addirittura è mai esistita in Italia) una sinistra riformista in senso classico (socialdemocratica)?"
ciao
stammi bene :-)
Bè, in qualche modo, sembra un processo irreversibile.
L'unica distinzione politica rimanente sarà quella fra apocalittici e integrati (questi ultimi democratici o repubblicani che siano)?
I dubbi di Mieli, sono i dubbi di tutti Carlo.
Io non so rispondere cosa succederà dopo….ma posso dirti che cosa mi aspetto io da oltre trenta anni.
Dal giorno in cuoi nel 1972 diffondevo l’unità all’età di 12 anni porta a porta e,una mattina sentendo un gruppo di compagni che dicevano in Russia tutti stanno bene, tutti studiano, tutti anno una casa.
Allora io chiesi a quei compagni, quando i cittadini Russi vanno a votare quanti partiti possono scegliere?
La risposta dopo un breve imbarazzo fu nessuno, il PCUS è l’unico partito Russo.
All’ora io risposi che la Russia non era una società Democratica.
La riflessione per me era semplice, perché era stata materia di studio in una lezione di un mio vecchio Professore che aveva come oggetto “come possiamo riconoscere le società Democratiche”. Facendo poi seguire dopo qualche giorno
Giotto Ciardi, medaglia d’oro della Resistenza Italiana, che in quegli anni , andava nelle scuole Livornesi per parlare dei valori della Resistenza Italiana. Lasciando il suo Testamento Democratico.
Un punto fondamentale dove il mio vecchio Prof. perse parecchio tempo a spiegarcelo era questo “ voi ragazzi siete uomini liberi all’interno di una società Democratica, noi non lo eravamo, questo è la massima libertà che noi abbiamo potuto dare alle generazioni future”
La storia è lunga ma Basta dire che il mio vecchio Prof. partiva da questo ragionamento “ la scuola media è fine a se stessa, quindi essendo la scuola dell’obbligo deve preparare chi la frequenta ad affrontare la vita”.
Oggi io ho 50 anni, il mio vecchio Prof. è qui davanti a me ci è sempre stato, nelle scelte importanti e,non solo in quelle di tipo morale,ma anche in quelle di tipo imprenditoriale,
Esempio : “ il giorno che voi ragazzi deciderete di fare un’attività in proprio, guardate all’interno della comunità in cui vivete e, cercate di identificare il vuoto nella comunità.Il vuoto nella comunità è,quel luogo che non è coperto da nessuno, li è più facile emergere perché non c’è concorrenza”.
Oppure “ quando nella vita vi capiterà di avere un problema e, non troverete dentro di voi la soluzione del problema, allora penserete che tutto sia perduto che, non c’è soluzione al problema, voi prima di darvi per vinti andate in libreria e cercate un libro che parli del problema che voi avete. L’esperienza che voi non avete ancora vissuto forse altri l’avranno vissuta e vi possono spiegare come superare il problema”.
Ecco perché io dopo 35 anni mi sono iscritto ai DS, o ricominciato a portare i volantini elettorali e,domani sarò al congresso Nazionale.
Lo fatto per esserci così come sono pronto a battermi da imprenditore,contro ogni forma di mercato che valorizza gli spiriti animali che sono dentro ognuno di noi e, mi aspetto un tetto comune che veda in me in quanto imprenditore non più un nemico, ma un uomo che va giudicato per quel che è, il metro di giudizio per tutti noi è il raffronto con la responsabilità sociale.
Certo oggi non è facile, troppe volte la politica a deluso, ma proprio perché abbiamo toccato il fondo del barile sia economico che morale, c’è bisogno di tutti per ripristinare i giusto equilibrio fra giustizia e Libertà.
Se non ricordo male è stato Weber a dire che ci sono due tipi di politici di professione, chi vive di politica e, chi vive per la politica, confermando l’intuizione di Aristotele che diceva “ l’uomo è animale politico per natura, nessun altro essere vivente a questa particolarità”.
Io o sempre visto il PD come un bambino appena nato che andava cresciuto fino alla maggiore età, ma da oggi potrei anche vederlo come lo stato nascente di Alberini o sbaglio?.
Certo con tutte le difficoltà che ci sono nell’educare un figlio, e con tutte le contraddizioni e lotte di potere che ci sono all’inizio di uno stato nascente.
L’importante è saperlo che non sarà una passeggiata, ma questa volta per me vale la pena di lottare.
Non è una questione di partiti nuovi o vecchi. Bisogna ammetterlo: viviamo in una società totalitaria, fondata sull' egoismo e la paura. I due collanti massimi dell' aggregazione sociale (occidentale) contemporanea.Sarei curioso di chiedere a destra e a sinistra: qual'è la vostra idea di "uomo"? Cosa pensiate sia l'"uomo"? Perché dall'idea dell' uomo discende poi il modello di società che quell' idea esalta o mortifica. Ormai è chiaro che a destra come a sinistra (lo dicono certi nefandi manifesti apparsi a Roma recentemente, per promuovere un convegno della margherita)l' uomo è un "cittadino-consumatore". Ragazzi: un cittadino-consumatore....Caro Ernesto, tienitelo stretto il tuo professore, perché da questa gentaglia non avrai valori alternativi..
Un saluto a tutti e un abbraccio caloroso al nostro anfitrione in questo...20 APRILE!!!!
Massimo bis
Carlo, un punto del tuo post mi lascia perplesso. Mi sembra che tu ceda alla tentazione di mettere sullo stesso piano - passami la definizione grossolana- dei "valori" come il welfare (=benessere per la collettività) e i diritti civili con quello che al più, ed in maniera assai inefficiente purtroppo, è solo uno strumento, l'intervento pubblico.
Evocare però l’intervento dello stato come fosse l’unica “mano visibile” in grado di rimettere ordine ai dissesti del libero mercato, forse ne converrai, è un davvero ingenuo! Mi viene in mente quella canzone di Gaber che faceva “(…) qualcuno era comunista perché non aveva mai avuto a che fare con gli impiegati statali, parastatali e affini (…)”.
Un caro saluto,
K (secondo le definizioni correnti precario della pubblicauniversità e compagno di una precaria della pubblica sanità)
Grazie Ragazzaccio e Biz, sempre pungenti...
Grazie Ernesto. Rispetto la tua scelta. Ci mancherebbe altro.
Bentornato Massimo bis. E grazie del pensiero. Un abbraccio.
Grazie Kargan. Sono ingenuo - si parva licet... - come Federico Caffè. I miei gentili ossequi alla signora precaria della pubblica sanità.
Un caro saluto a tutti.
Carlo
Io sento qualcosa di vecchio, non sento nulla di nuovo, ma che tutto si assesta sul vecchio. Ciao Giulia
Ben detto. Grazie e bentornata Giulia,
Carlo
Diciamo che tutto ciò che nel PD si dice che è nuovo è falso, mentre ciò che è vero è ormai vecchio.
S.M.
Nave affondata e colpita (il PD).
Ciao Stefano
Ciao CArlo,
arrivo su questo blog, frequentando quello di Biz.
Condivido la tua analisi, ma la mia speranza è che co la nascita del PD si faccia maggior chiarezza: un centro sostanzialmente neoliberista e una sinistra che rappresenti (o almeno tenti di rappresentare) i lavoratori subordinati (o oggettivamente subordinati).
Spero vivamente che chi rimane a sinistra del PD trovi una qualche forma organizzativa che possa unificare i vari soggetti.
Questa sera tornando dal lavoro alla radio ho sentito Bersani in parte e Prodi. Prodi ha espresso un vuoto assoluto, il nulla. Per la costruzione del PD ha richiamato l'art 49, ed ha auspicato tutti i cittadini che sottoscriveranno il manifesto ad aderire liberamente al PD e a votare: ma perchè agli altri partiti non si aderisce su base volontaria? Gli altri partiti non sono democratici?
Bersani, tutto sommato, non mi è dispaciuto. Trasmette una certa concretezza. Non mi dispiacerebbe fosse il leader del PD... ci si potrebbe confrontare. Veltroni (di cui ho sentito solo pochi passaggi) ha sfoderato la sua solita vuota retorica.
un saluto
cinghios
Benvenuto Cinghios!
Anch'io ti leggo. E poi, chi è amico di Biz, non può non essere anche mio amico.
Purtroppo, sarà difficile salvarsi da Veltroni...
Grazie e ciao,
Carlo
Ma la condizione per l'esistenza di una sinistra riformista in senso classico, socialdemocratico, sarebbe una società ancora conformata secondo connotati che ormai stanno sparendo. E soprattutto, una possibilità di spendere soldi a opera dello stato che sembra, al contrario, in costante contrazione. Per questo stesso motivo non riesco a vedere in che modo potrebbero aprirsi "spazi crescenti per una destra sociale o welfarista". Forse sul piano della propaganda sì, ma sul piano dell'azione di governo mi sembra assai più problematico.
Evidentemente il nuovo Partito democratico ha un'ispirazione liberistica, appena stemperata dalle sue origini.
Luca Ceccarelli
A me pare che con Firenze si sia conclusa una storia, la cui penultima tappa fu Rimini.
Non so cosa succederà alle prime elezioni con il nuovo partito, ma anche le prossime saranno indicative.
Stamani una mia amica diceva ,
forse li seguirò, l'ho dempre fatto, pensando alla linea PCI PDS Democratici di sinistra, non vedendo ancora la rottura, la svolta epocale di una neo formazione politica che ha espunto dal suo programma tutto, anche la parola ,sinistra.
Devo dire che trovo curiosa in particolare l'affermazione ripetuta, come una specie di mantra, , quà e là da diversi esponenti più o meno in vista, e cioè che il nuovo partito è stato fatto perchè la società lo richiedeva!? e perchè così si sarebbe di nuovo dato un senso alla politica.
Perchè quest'ultimo obiettivo non potesse essere perseguito e a maggior ragione oggi essendo forza di governo, non è mai spiegato per il semplice motivo che era inspiegabile!
Parole vuote, in realtà il nuovo pd si configura come una specie di contenitore all'americana dove c'è di tutto meno che una ragione fondante. Ieri Renato Zangheri fatto una specie di lezione su gramsci, e francamente era curioso ascoltare i principali concetti gramsciani in quel contesto, dove si affollavano tanti principini invece del moderno principe, magari in nuove vesti...
Sono stata per un giorno al mandela e mancavano soltanto i palloncini, proprio come si vede negli stati uniti d'america.
Ma la cosa forse più indicativa è stata la musica scelta, fratelli d'italia, proprio come fa il centro destra.
Cristo non si pretendeva l'internazionale ma qualcosa di meno stucchevolmente patriottico e vuoto, sì.
Fabio Mussi ha fatto bene ad andarsene. Certo, forse, si troverà in compagnia molto problematica, una sinistra confusa, con il rischio di un massimalismo di ritorno e tanti altri guai.
Ma, secondo me, vale comunque la pena di rischiare
un saluto
maria
Ciao Luca,
Grazie del commento. Il problema è: o la sinistra è riformista in senso classico o non è. Se non può o non vuole esserlo, visto che le società hanno un punto limite, o di resistenza sociale, oltre il qual non è possibile andare, pena la disgregazione (la gente deve riprodursi pacificamente per lavorare...), "qualcuno" dovrà pur svolgere il ruolo della sinistra "riformista"... Di qui eccetera, eccetera.
Attenzione, sono processi storici... Che potrebbero giungere a maturazione nell'arco di una generazione. Insomma, ben oltre, l'attuale microagenda della politica politicante.
Ovviamente posso anche sbagliarmi...
Ciao Maria.
Grazie dell'interessante "reportage"...
Zangheri - conoscendolo - avrà sicuramente piegato Gramsci alle esigenze del momento.
Vi saluto caramente,
Carlo
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