mercoledì, marzo 07, 2007

Il libro della settimana:Piero Rocchini, L'altra faccia dell'angelo, Herald Editore, Roma 2007, pp. 164, euro 12,00

Piero Rocchini non ha bisogno di presentazioni. Psichiatra, psicoanalista, già consulente in Psicologia Clinica della Camera dei Deputati, fondatore del Movimento Mani Pulite, docente universitario e autore di numerose pubblicazione scientifiche.
In questo romanzo, L’altra faccia dell’angelo (Herald Editore, Roma 2007, pp. euro 12,00, http://www.heraldeditore.it/ - heraldeditore@libero.it ), offre al lettore la possibilità di scoprire e capire i meccanismi segreti della psicologia politica. E per giunta senza annoiarsi, perché il libro si legge d’un fiato.
Ma procediamo per gradi. I piani di lettura del romanzo sono tre.
Il primo è di tipo autobiografico e riguarda l’esperienza diretta di Piero Rocchini, a un tempo esaltante e frustrante, quale fondatore del Movimento Mani Pulite. I lettori, non tarderanno a scoprire, quanto Giuseppe Gallo, l’ ”angelo” di cui si parla nel titolo, assomigli nel lessico e perfino nella mimica facciale a un noto magistrato, oggi ministro nel governo Prodi.
Il secondo piano di lettura, riguarda la storia in sé. Il romanzo descrive, con buona resa narrativa e stilistica, la carriera “esemplare” di un magistrato bramoso di potere. Rispondendo, tra le righe, a una domanda moralmente intrigante e al tempo stesso ingenua (almeno per il routinier della politica) : come fa a trasformarsi in popolarissimo capo di stato, un uomo privo di rigore morale, tutto furbizia e arrivismo sociale? Il romanzo si chiude con un colpo di scena. Al lettore il piacere di scoprirlo.
Il terzo piano di lettura, il più interessante, è di tipo psicologico-politico. Il romanzo rappresenta un’occasione unica per capire, in poche e intelligenti battute, come funzioni, e male, la politica nelle nostre democrazie. E per giunta, discutendone i mali non dal punto di vista moralistico, ma da quello dei meccanismi psicologici, individuali e collettivi. Ci piace immaginare, che Rocchini, da fine studioso, si sia imposto un difficile compito, dal quale sistematicamente rifugge una psicologia politica, oggi divisa tra l’introspettivismo utilitarista a buon mercato e il comportamentismo spicciolo. Quale? Rocchini, nel suo romanzo - e non crediamo sia solo una nostra impressione - cerca di fondere insieme Le Bon e Pareto. Due classici, oggi purtroppo dimenticati: con il primo, seziona il comportamento politico collettivo della gente comune, spesso irrazionale e non sempre spiegabile in termini di costi-benefici, come invece molta letteratura attuale pretenderebbe; con il secondo, scarnifica l’agire, a un tempo da volpe e leone, del protagonista Giuseppe Gallo. In particolare, Rocchini, ne ricostruisce magistralmente la patologia narcisista. Un male oscuro che lo spinge a “usare” gli altri senza alcuni rimorso. E che nasce, come ammette Gallo, in un momento di abbandono, dalla “paura… paura della miseria e di non arrivare… paura di tornare ad essere un Signor Nessuno”. Una paura, aggiunge ancora il protagonista, che “ho nello stomaco da quando sono nato”…
Ma possono gli uomini e le democrazie essere fondati sulla paura? No. E Piero Rocchini, con questo denso romanzo, ci aiuta a capire perché.

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