venerdì, novembre 17, 2006

(Meta)political comics. Mario Merola. Eroe per caso.

Solo in Italia ormai si può discutere di certe scemenze… Tipo? Se piangere ai funerali di Merola sia di destra o sinistra. Perché è questo l’interrogativo che Giuseppe D’Avanzo si pone tra le righe di un suo lungo articolo su Repubblica di mercoledì scorso. Dove bacchetta Bassolino, Mastella e la Russo Iervolino che ne hanno tessuto pubblicamente le lodi post mortem .
E le migliaia di persone che hanno partecipato e pianto ai funerali, pure quello sono di destra? D’Avanzo non risponde. Lui se la prende in particolare con le “élites napoletane”. Probabilmente perché crede che il pesce inizi a puzzare dalla testa. Il che non è del tutto sbagliato.
Ma diciamola tutta: la bella Italia di oggi (si fa per dire…) che punti di riferimento ha? Con quali valori le “élites politiche e dirigenti” (per usare un parolone) edificano gli italiani? Il “Telethon”… Che certo aiuta, ma non guarisce, come certi prodotti farmaceutici da banco… E che tipo di programmi ci propinano le televisioni private e pubbliche? Cosce allegre, quiz, vanzinate, finti dibattiti alla Vespa, processi pseudopopolari alla Santoro, risse a comando, lacrime in diretta, calcio fino alla nausea, l’ ”Anna Maria Franzoni Channel” (poverina, pure lei). E, infine “vai col tango”: in senso letterale, visto che ormai lo mettono ovunque, pure nell’insalata.
E, allora, che differenza c’è tra la “sceneggiata” di Merola e tormentoni come “Centovetrine”? Tra “Napoli… Serenata calibro 9” e i tanti serial polizieschi, molto pulp, che vedono scornarsi tra di loro squadre, commissariati, e delinquenti? Tra Zappatore ed Elisa di Rivombrosa? Nessuna.
Diciamo la verità, un popolo di intronati televisivi, imbevuto di “cultura moderna” , e che insegue con l’acquolina in bocca pacchi miliardari, si esprime come può o come capita. Non è di destra né di sinistra. Come non lo sono quei politici di cui sopra, che corrono dietro a Merola, come potrebbero inseguire la popolarità di un Mammucari… Quel che conta per loro è conservare la poltrona. Meglio se comoda e di lusso…
Il vero problema è che in Italia regna il menefreghismo totale… Ormai si vive alla giornata. Oggi, l’italiano sceglie il partito per cui votare con gli stessi criteri con cui acquista un detersivo al supermercato: qualità, convenienza, prezzo. Poi se ci scappa la raccomandazione per figli e nipoti tanto meglio. Salvo poi tuonare, quando si è in fila alla posta o in banca (mica davanti al forno del pane…), contro l’Italia del “magna-magna” e dei raccomandati. Insomma, si è di destra, se fa comodo, di sinistra, se torna utile, e viceversa… E la cultura? Il popolo s’arrangia con quel che trova. A Napoli hanno Merola e piangono Merola. Conferendogli sul campo la medaglia di eroe (ma per caso…). E lui dal Cielo ringrazia.
Già sento piovere la solita accusa. Ma allora vuoi i Talebani, quelli incazzosi, che poi fanno a pezzi le televisioni?
No. Però qualche giacobino, di quelli tosti. Quasi quasi…

3 commenti:

massimo ha detto...

Bello il post. Io ho trovato vomitevoli tutti i servizi che ho visto sulla sceneggiata italiana imbastita sulla morte del povero Merola. Ma forse era prevedibile che andasse così. Ho sentito cazzate enormi dette da qualche personaggio da sceneggiata che non vedeva l'ora di essere intervistato dalla Rai tipo:"è come se fosse morto mio padre!". E poi applausi a non finire, pianti esageratamente ostentati e un'affannosa ricerca della telecamera. Così si rispetta un morto? La morte merita silenzio e non idioti applausi e pianti ipocriti. Napoli è in preda al rincoglionimento e all'anarchia,come l'Italia del resto. Meglio la ferocia dei talebani o di qualche dittatore che il rincoglionimento,la stupidità italiota e il nulla in cui viviamo.

angelotta ha detto...

quasi quasi,pure io....



Homo SAPIENS?......direi proprio di no!che sapiens?oggi nulla!manca pure di buon senso,si fa travolgere da una stupida onda emotiva che ha la capacità di accumunare la massa in qualcosa...
che sia concerto rock o funerale...
o un Duce...comunque un idolo!
è il prodotto di una educazione di massa molto ricettiva...
Essa educa,anzi diseduca se stessa!
non c'è diversificazione...è tutta uniforme,omologota in tutto ciò che è negativo!e chi non è allineato...viene emarginato o è costretto ad autoemarginarsi.
un ragazzo perbene....è un CRETINO!
Da sconforto vedere le masse piangere a calde lacrime per un Merola,peggio ancora per la recente traslazione della salma di
Pinochet o ai tempi che furono per i funerali di Stalin,come l'individuo,anche la massa si ammala della sindrome di Stoccolma...che strano!
come mai?
aspetto tuo competente parere!
Grazie
a presto
un cordiale saluto
Angel...otta

Carlo Gambescia ha detto...

Caro Massimo,
Concordo su tutto. Eccetto che sulla chiusa. Rispetto le sue idee. Ma per quel che mi riguarda - e in ultima istanza - tra ferocia e stupidità preferisco sempre quest'ultima. E poi va ricordato un fatto: le società hanno una specie di senso del limite: oltre un certo livello di ferocia o stupidità, non possono andare, pena la scomparsa dalla storia. Come dire: esiste un istinto di autoconservazione sociale. Il che ovviamente, non esclude un altro fatto: che anche le società sono mortali. In genere durano più delle nostre vite, ma non in eterno.
Grazie
Carlo G.

Cara Angelotta,
c'è poco da aggiungere a quel che hai detto. Anzi hai evidenziato un fatto importante quello delle folle bambine, sui cui la psicanalisi e la psicologia sociale ci hanno insegnato molto. Però, piuttosto, che di "sindrome di Stoccolma di massa" (tra l'altro la tua ipotesi è interessante e meriterebbe di essere approfondita), parlerei della necessità profonda di ritrovare o trovare la figura del "padre". E' un concetto più psicanalitico che sociologico ( e dunque difficile da articolare empiricamente). Ma resta un fatto: più una società nega i "padri" (nel senso ampio di valori, norme, regole ma anche di certezze di tipo religioso, ecc., senza qui voler dare alcun giudizio di valore... )più i suoi membri corrono il rischio di adorare il primo venuto...
Grazie.
Carlo G.